L’immenso patrimonio artistico dimenticato

L’IMMENSO PATRIMONIO ARTISTICO DIMENTICATO DAI PIU’ RAPPRESENTA UNA PERDITA ECONOMICA E CULTURALE PER LA SICILIA.

 

La valorizzazione dell’immenso patrimonio artistico siciliano è una questione di primaria importanza. Il fatto che molte opere d’arte siano spesso sconosciute ai più comporta una grande perdita sia economica che culturale e, quello che potrebbe essere uno dei principali volani dell’economia della Sicilia, è invece lasciato all’oblio dei secoli.

Tra i molto esempi possibili di importanti opere d’arte poco conosciute e valorizzate, vorrei citare quello della “Madonna degli Angeli” di Antonello Gagini. Quest’opera è annoverata dagli esperti tra le più belle opere d’arte del Cinquecento siciliano ed è custodita presso la Chiesa di Santa Maria degli Angeli a Caccamo, località a circa quaranta chilometri da Palermo.

La cittadina vanta il più grande castello della Sicilia ma, nonostante sia molte migliaia i turisti che ogni anno vi si recano, pochissimi chiedono di vedere il capolavoro di Antonello Gagini.    

Una pia leggenda racconta che donna Violante, moglie di Bernardo Cabrera, signore del castello di Caccamo, volle far costruire nella città un convento domenicano. Iniziata la costruzione, i frati domenicani si trovarono contro i frati francescani che avevano il convento nelle immediate vicinanza. Questi ultimi, fatta richiesta, per via gerarchica, di sospensione dei lavori al Pontefice Paolo III, riuscirono ad ottenerla.

La leggenda narra poi che al frate domenicano caccamese Giovanni Liccio (beatificato il 25 aprile 1753 da Papa Benedetto XIV), nel convento di Santa Zita di Palermo apparve la Vergine che lo invitò a tornare nella sua città natale per fondarvi un convento. Recatosi a Caccamo, uscendo per la consueta predicazione sul far dell’alba del giorno dopo l’arrivo, gli si avvicinò un uomo, subito dopo scomparso, che gli disse che il convento doveva sorgere in un luogo dove alcune fondamenta erano già iniziate. Nei giorni seguenti, successe che il Liccio, in compagnia di due contadini, scoprì in un boschetto delle fondamenta che prima non esistevano. La popolazione, informata del prodigio, contribuì alla costruzione del convento e della chiesa, che venne consacrata sotto il titolo di Santa Maria degli Angeli nell’anno 1492.

Oggi il convento non esiste più, ma esiste ancora la chiesa con la facciata a tre porte, di cui la centrale è adorna di un portale sovrastato da un pregiato altorilievo in marmo, raffigurante la Madonna con il Bambino,  opere di autore ignoto del secolo XVI. L’interno della Chiesa conserva la Madonna in marmo scolpita da Antonello Gagini nel 1516. Sicuramente una delle più perfette tra quelle di questo grande artista.

La leggenda arriva addirittura a narrare che siano stati gli angeli  a modellare il volto della Madonna, che prese così il nome di Madonna degli Angeli. Eppure, questo pezzo pregiatissimo risulta sconosciuto ai più e pochissimi chiedono di vedere l’opera del Gagini annoverabile tra le sculture più belle, pregevoli e rare della Sicilia.

Il fascino, l’arte, i colori e il mistero sono elementi imprescindibili della natura, della storia e dell’arte siciliana. Sta proprio in questi elementi la forza attrattiva della Sicilia e la sua risposta e proposta per il futuro. Ma affinché questo possa avvenire, occorre la partecipazione di tutti per “ritornare a conoscere” riappropriandoci di una grande ricchezza, quella del nostro passato.   

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Giuseppe La Rosa

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