M. Abella

 Abella è nato a Cianciana (Ag) il 1° Maggio 1910.
Trascorre i primi anni della sua vita nel paese natio. Nel 1925 si trasferisce a Palermo, lì grazie all’aiuto dello zio sacerdote, completa la sua istruzione, conoscerà e poi sposerà Elisa Gemma Butticè, insegnante di stenografia.
Il suo sarà un matrimonio felice che si concluderà prima con la malattia e, successivamente, con la morte della moglie, la cui scomparsa lascerà il nostro nel pieno sconforto.
Nel 1935 parte per Asmara (Eritrea) dove presterà servizio come aiuto economo presso il comune.
Nel 1948 ritorna a Palermo e collabora all’allestimento della Fiera del Mediterraneo, curandone l’aspetto artistico e pubblicitario, accanto a Gino Morici, pittore scenografo (Palermo 1901-1970) che scriverà di lui “… per me è il più naif dei naif. Chi vedrà le sue opere si renderà conto della sua innata potenza espressiva,del suo correttissimo senso cromatico” .
I rapporti tra questo artista ed il nostro furono importanti ed intensi, il Morici intuendone le capacità artistiche ed espressive, incoraggiò e spronò l’amico con consigli e sollecitazioni varie che il pittore Abella mise a profitto con un ritratto dedicato al suo maestro.
Inizia così un intensa produzione di opere, tanto che nel 1971 un famoso gallerista di Palermo, Renzo Meschis, invita l’artista ad esporre i suoi quadri “Ai fiori chiari” ed è un successo …
Continuerà ad esporre, poi, ancora a Palermo, a Sciacca, ad Erice ed a Napoli con numerosi artisti tra cui Renato Guttuso, P.Mad, E. Notte, N. Scaffidi, R.Vespignani, Raffaele Lippi ed infine a Cianciana.
Il suo lavoro lo porta a Catania, come segretario alla Biblioteca Universitaria e poi di nuovo a Palermo alla Sovrintendenza ai Beni Culturali.
In  questo periodo si risposerà con la signora Angela Alfano,  dalla quale si separerà dopo alcuni anni.
Rimasto solo, già in pensione, nel 1975, per essere vicino alle due sorelle Maria e Giovannina (le altre due sono morte molto giovani) ritorna a Cianciana, acquista e ristruttura una casa in via Dato e continua la sua produzione artistica.
Non sarà facile per lui ambientarsi nella nuova realtà “paesana” dopo avere conosciuto ambienti e realtà completamente diversi.
Diventa un osservatore attento e critico dei modi fare e di agire della gente del paese che, pur essendo il suo, gli è quasi estraneo, dato che ne è stato lontano per lungo tempo.
Si rammarica del fatto che spesso intravede nei compaesani una specie di lassismo e immobilismo che impediscono alla cittadina di sviluppare un maggiore progresso a beneficio di una migliore qualità della vita e ne attribuisce la colpa alla classe politica dirigente ed intellettuale che, a parer suo , non dà il meglio di sé.
In alcuni versi delle sue poesie che chiamava “assonanze” definisce Cianciana il paese dei balocchi. Eppure lo ama tanto, come si può notare in tutta la sua produzione artistica.
Profondo conoscitore dell’animo umano, gli piace comunicare con la gente e con i giovani, evidenziando nei suoi discorsi acume e spirito critico., soprattutto nel rievocare gli avvenimenti storici legati al Fascismo e al Colonialismo, di cui ha conosciuto i risultati e le conseguenze in quanto, come si è detto sopra, ha vissuto buona parte della sua vita ad Asmara che rappresenterà anche nei suoi dipinti.
Nelle conversazioni dimostrava spesso una sottile ironia che, se non colta dal suo interlocutore, lo portava con aria sorniona e con un velato buonismo a metterlo in difficoltà o a disorientarlo. Ma questo costituiva per lui un “innocente gioco”.
Dotato di un alto senso dell’amicizia è al contempo di un profondo rispetto per gli altri, consapevole dei suoi diritti oltre che dei doveri, dimostrava onestà e senso etico, mal sopportando le ingiustizie sociali.
Intanto decide di sposare la signora Giuseppa Abella, vedova Cammarata. I due sono fondamentalmente diversi ma sostanzialmente si integrano, vivendo con affetto e rispetto reciproco.
Modesto Abella non è solo pittore ma, personaggio eclettico, si è cimentato in tutti i campi dell’Arte.
Rimangono di lui poesie, bozzetti satirici, acqueforti e punte secche.
Come il suo maestro Gino Morici, anche Abella esprime la sua creatività nel disegnare l’Hidalgo, un tipo di eroe ossuto e nobile, simile al Don Chisciotte di M.Cervantes.
La fluidità dell’arte si manifesta anche nelle numerose sculture lignee e marmoree oppure nella realizzazione di  arnesi costruiti con materiale riciclato, vedi utensili da cucina e oggetti casalinghi.
La produzione artistica del pittore è assidua e costante, solamente nell’ultimo periodo subisce una leggera stasi per motivi di salute e per problemi alla vista, per cui i colori e la forma degli ultimi suoi quadri non risultano perfetti.
Ciò nonostante, ha continuato a lavorare sino alla fine dei suoi giorni.
L’ultimo suo quadro, posto sul cavalletto, rappresenta un Cristo non completamente perfezionato, ma già firmato.
L’Abella come qualsiasi artista era molto affezionato a tutte le sue opere e spesso gli dispiaceva doversene separare per cui era ben felice quando vendeva i suoi quadri ad amici o a persone che l’apprezzavano.
Raramente, o solo in  casi eccezionali, li regalava sostenendo che “ad un  quadro ricevuto in dono non si dà il giusto valore”.
Nelle sue opere ha rappresentato diversi temi: l’emigrazione, il lavoro nei campi e nelle miniere, i mestieri scomparsi, le feste del paese, le processioni ecc…
Nel 1976 ha eseguito il ritratto dell’allora presidente della Repubblica,  Giovanni Leone,  e dell’onorevole Giovanni Spadolini che è stato gradito dagli interessati e hanno ringraziato l’autore con stima e gratitudine.
Nello stesso anno ha fatto dono della tela “L’incontro” alla Civica Galleria d’Arte moderna di Palermo.
Ha regalato un dipinto anche al Comune di Cianciana. I suoi quadri arricchiscono diverse collezioni private.
Nel 1997 improvvisamente viene a mancare la moglie , Giuseppa Abella, e per il pittore è proprio la fine.
Rimasto completamente solo, di salute cagionevole, non riesce a superare il grande dispiacere, non è autonomo per cui le sue condizioni già precarie si aggravano.
Così viene ricoverato da uno dei nipoti venuto da Calusco d’Adda, prima nell’ospedale di Sciacca e successivamente a Bergamo dove morirà il 21 marzo 1997, a distanza di pochi mesi dalla moglie.
Viene sepolto nel cimitero di Calusco d’Adda, città in cui risiedono il fratello Giovanni e i nipoti che molto affezionati allo zio Modesto, portano spesso sulla sua tomba i fiori che lui tanto amava.

E’ necessario conoscere per apprezzare e apprezzare per conservare, come insegnano i saggi.

Valorizzare e far conoscere Abella è di fondamentale importanza, perché anche le generazioni future ne conservino la memoria e ne apprezzino l’opera e per dare una maggiore visibilità al nostro paese che ha dato i natali a tanti personaggi illustri che si sono distinti in tutti i campi: V. Sedita, S. Mamo, A. Di Giovanni, G. Antinori ecc …

Sarebbe auspicabile, pertanto, a parer mio che, come per i grandi di tutti i tempi (Pirandello, Pitrè, Garibaldi, Canova, Masaccio) si creasse anche per Abella una casa museo per fare conoscere meglio non solo i suoi quadri ma anche tutto ciò che riusciva a realizzare.                                                                                                  Serafina Comparetto

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